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Identità Oltrepò

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                                                   Torrazza Coste

Il risultato delle elezioni ha evidenziato il fallimento sociale e politico dei partiti tradizionalmente intesi.
Il nostro Paese è in una fase storica di declino. Questa crisi interessa soprattutto aspetti di natura culturale, economica e istituzionale. Il declino culturale trova la sua massima espressione nel disconoscimento della tradizione e della memoria locale. Serviranno la difesa e la conservazione di questi valori, nel convincimento che nulla della dignità storica locale debba essere perduto. Oggi più che ieri dobbiamo ricostruire un senso di responsabilità e di appartenenza smarrito. La ricostruzione della credibilità della classe di governo passa necessariamente attraverso un modo di far politica che non parta strumentalmente dalle ideologie, ma al contrario, nel rispetto del percorso di formazione della coscienza politica di ognuno di noi, muova proprio dal “basso”, ovvero dalla soluzione dei problemi concreti del territorio e dei propri abitanti e dalla capacità di migliorare concretamente il benessere della comunità. I nostri movimenti hanno capito sin dall'inizio che il sistema partitico era finito e si sono voluti dare già in fase di fondazione una connotazione apartitica. Ora i tempi sono maturi per compiere un ulteriore passo avanti e abbiamo deciso di unificare le nostre forze:
Identità Oltrepò
si propone di essere lo strumento politico di questi propositi e ha l'ambizione di riportare l'interesse e l'attenzione della politica e dei partiti che la costituiscono verso tematiche e problematiche locali in modo tale da ottenere risultati diretti oltre che maggiore ed efficace controllo sull'operato della Pubblica Amministrazione.
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Torrazza Coste, 30 aprile 2015


A 8 anni esatti dalla data ufficiale di fondazione e della redazione dello statuto, si é riunito il direttivo di Identità Oltrepò che ha rinnovato l'impegno e confermato il programma che da sempre ha caratterizzato il proprio cammino. L'attività principale di Identità Oltrepò è la promozione e la conservzione delle tradizioni culturali e storiche delle zone oltrepadane e la valorizzazione delle caratteristiche delle comunità comprese nell'area fra la provincia di Alessandria, Pavia, Piacenza e la valle Staffora . Il movimento, ottenuto il riconoscimento da parte delle diverse istituzioni (stato, regione, provincia e comuni), si fa carico di portare nelle istituzioni temi o problematiche quotidiane che riguardano il territorio oltrepadano con l'intento di porsi come serio interlocutore delle iniziative politiche nazionali, locali e comunitarie. A tal proposito si comunica che Identità Oltrepò ha suddiviso la propria organizzazione per competenze e zone geografiche, dando referenti precisi in maniera di poter gestire direttamente ogni circostanza.

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sabato 13 febbraio 2016
campagna adesione 2016
door Roby
sabato 13 febbraio 2016 - 09:21:02



Sono aperte le adesioni al movimento per l'anno 2016.

È importante aiutare Identità Oltrepò, voce libera del territorio.
 
Per informazioni info@identitaoltrepo.org
 
I.O. non sta nel gregge.
Io scelgo, sostengo e agisco con I.O.





martedì 11 giugno 2013
Comunicato
martedì 11 giugno 2013 - 12:34:04

La finanziarizzazione esasperata dell’economia non ha portato a una crescita e a un livellamento delle disuguaglianze, bensì a una crisi economica mondiale di dimensioni finora sconosciute, a una crescita delle povertà e a un approfondimento della distanza fra poveri e ricchi fra le nazioni e al loro interno. Le guerre dell’ultimo decennio hanno solo fatto crescere i caduti da ogni parte e prodotto costi insostenibili per tutti.
L’ideologia della crescita e del liberismo ha alimentato l’odio di molti popoli verso l’Occidente e stimolato il terrorismo. Lo sviluppo fondato sui combustibili fossili ha ridotto le scorte e fatto crescere i costi economici e sociali delle fonti energetiche tradizionali, ma soprattutto ha messo in pericolo il prossimo futuro del pianeta con il cambiamento climatico e le conseguenze sull’ambiente. La privatizzazione della gestione di alcuni beni essenziali come l’acqua non ne ha migliorato la qualità e l’accesso. Le politiche di riduzione dei sistemi di welfare hanno ridotto le possibilità di protezione sociale, non hanno migliorato i budget pubblici e hanno contribuito a ridurre la coesione sociale.Ciò nonostante in molte parti del mondo e in Italia cresce la sensibilità attorno al bisogno impellente di cambiare, di porsi nuovi obiettivi e, quindi, di ragionare individualmente e collettivamente in modo diverso. Stanno crescendo un po’ dappertutto esperienze di finanza etica, di cooperazione allo sviluppo, di solidarietà sociale, di conversione ecologica dell’economia, di produzioni biologiche, di cittadinanza attiva e di partecipazione più aperta e sostenibile al governo dei territori, di tutela dei diritti dei lavoratori e dei consumatori, di apprezzamento e valorizzazione delle imprese capaci di produrre valore per esse e per le comunità a cui appartengono. Tutte queste esperienze costituiscono oggi un patrimonio di significativo valore per individuare una concreta e convincente via d’uscita dalla crisi globale. Eppure, la crisi globale sta facendo emergere la coerenza fra la dimensione locale e quella globale dei problemi. Ed è proprio questa lezione che può essere utile se si vuole davvero uscire dalla crisi finanziaria globale diversi da come ci si è entrati. Infatti, se la crisi sancisce il defi nitivo fallimento dei dogmi del neoliberalismo (la diffusione di un ordinamento privatistico su scala globale, l’assunzione a valore fondante della società le intrinseche capacità autoregolative del mercato, l’identifica-zione dell’individuo nella sua funzione di consumatore, la crescita lineare dei consumi), è giunto il momento di lavorare per la diffusione di un modello culturale nuovo per il XXI secolo. La crisi impone oggi una rilettura e una profonda rivisitazione di molti concetti e valori che hanno plasmato il mondo contemporaneo negli ultimi trent’anni. L’idea dello sviluppo economico come di una linea continua e crescente di benessere diffuso supportato da una disponibilità inesauribile di risorse e da un progresso tecnologico in grado di risolvere ogni problema, è oggi drammaticamente smentita tanto dal diffondersi della povertà quanto dall’acutizzarsi di problemi globali come i cambiamenti climatici. Sarà piuttosto l’approccio dello sviluppo umano quello maggiormente adatto a tenere insieme qualità della vita ed estensione dei diritti. L’idea stessa della democrazia è messa oggi a dura prova, dovendosi concepire non più come il miglior sistema di governo in contrasto con forme vecchie e nuove di populismo e concentrazione del potere, ma come un processo dinamico e partecipativo (non solo delegante), in continua espansione, che ritiene la composizione del demos come mobile, tale da includere ad esempio residenti non-cittadini che sono stranieri nella cultura e nella religione. Una democrazia che esalta il suo storico intreccio con diverse forme di welfare. Una democrazia che oggi è chiamata a riscoprire il valore della “sfera pubblica” e le interconnessioni tra responsabilità individuale e responsabilità collettiva: è in questo incrocio che acquista un valore nuovo la comunità, come la dimensione in cui questi diversi ambiti della responsabilità trovano signifi cato, in una pratica di comunità aperta, non ripiegata su se stessa nella ricerca ossessiva di una identità che esclude le diversità e i suoi simboli, ma predisposta all’inclusione, alla coesione sociale attraverso una strategia di cittadinanza attiva. Una democrazia che si fonda non solo sulla rappresentanza elettorale, ma sull’attiva partecipazione e confronto della cittadinanza con chi governa e la responsabilità di questi verso la loro comunità di riferimento; che integra continuamente i momenti di delega. Ciò significa che hanno un significato importante anche le azioni locali, che compiamo nella nostra comunità, qui ed ora. Ecco che la responsabilità globale si congiunge a quella locale; che futuro e presente si toccano; che la comunità locale si connette a quella globale a cui insieme partecipiamo. Comunità sostenibili e responsabili: è questo, dunque, il centro della nostra riflessione e del nostro impegno, perchè è da qui che può nascere un progetto che concorre significativamente a comporre una società capace di farci uscire diversi e migliori dalla crisi. Si tratta di una sfida culturale: mentre molti richiamano ad una idea chiusa delle comunità, finanche alla loro atomizzazione, illusi di avere un affaccio sul mondo solo attraverso la televisione e di perseguire la propria sicurezza attraverso l’erezione di nuovi muri e ghetti in cui confinare la diversità, noi sosteniamo il valore dell’apertura, della comunicazione, della dialettica, della responsabilità e della biodiversità, convinti che solo per questa strada può esservi un futuro sostenibile e un presente di benessere per tutti.Nel nostro Paese vi sono oltre 5.800 Comuni con meno di 5.000 abitanti. Sono realtà contrassegnate spesso dalla presenza e dalla vivacità di comunità che, con tenacia, desiderano costruire un futuro ora, sui loro territori. Sono realtà, queste, che potranno essere sempre più comunità sostenibili e responsabili. Nei prossimi anni sarà decisiva la capacità della classe dirigente nazionale e regionale di riformare la dimensione locale dell’economia e del welfare. I piccoli comuni rappresente- ranno dunque il punto di forza di una strategia di uscita dalla crisi del paese fondata sullo sviluppo della qualità. Il differenziale positivo di coesione presente nei piccoli centri si tradurrà - in un numero crescente di casi - in un fattore di sviluppo economico e sociale fondato sulla valorizzazione delle specificità locali. I piccoli comuni, puntando sulle proprie specifi cità, potranno crescere più della media del PIL nazionale.
  • Il patrimonio storico - culturale;
  • il paesaggio;
  • i prodotti tipici e la buona cucina;
  • la coesione sociale;
  • la qualità e lo stile di vita;
  • la creatività;
  • la capacità di produrre a livello locale;
  • il presidio del territorio e la tutela delle risorse.
Sono questi i “vantaggi competitivi” delle comunità locali. Il contributo che esse sono in grado di dare alle strategie di uscita dalla crisi e per un “nuovo inizio” per il nostro Paese sarà cruciale. Si ha l’opportunità e il “dovere” di “accendere qualche torcia” nel buio prolungato del tunnel che stiamo vivendo.È necessario superare il “deserto dei significati e dei progetti” che caratterizza questa fase del nostro paese; occorre “riedificare”, lanciare operazioni di “speranza” e di “fiducia” affinché, nelle comunità dei borghi, l’economia si fondi con la cultura e queste con la vita sociale per assicurare una prospettiva nella quale il “capitale sociale” generi sempre più relazioni costruttive, affidabilità, rispetto delle regole e quindi una vera convivenza civile.

mercoledì 10 ottobre 2012
Oltrepò orientale
door Roby
mercoledì 10 ottobre 2012 - 09:40:17

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venerdì 29 febbraio 2008
I.O. Contro la Pedofilia
venerdì 29 febbraio 2008 - 16:40:55
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