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Lettera al Sindaco di Casteggio
Casteggio 1 agosto 2007


Caro sig. Sindaco di Casteggio,
sono arrabbiato con lei ho letto con attenzione e partecipazione la pagina che sul settimanale il Punto del 23 luglio conduce il lettore per mano attraverso un viaggio che vuole essere un resoconto dei primi tre anni della sua amministrazione.
Effettivamente, partendo dalle priorità che erano state ereditate dagli anni precedenti si intuisce subito che tra scuola, viabilità, sicurezza stradale, illuminazione e centro di aggregazione anziani, il lavoro ha avuto inizio di buona lena già all'alba.
Mi rendo conto che pesare quali siano davvero le priorità per il territorio e quali invece i sacrifici inevitabili non sia facile. Parlare di costi, di mantenimento, di servizi e di gestione amministrativa, poi, sembra ormai una cosa da equilibristi. Ma forse a Casteggio non è una impresa così ardua, visti i segnali positivi che ho riscontrato seguendo gli avvenimenti recenti e vedendo che i malumori si formano molto velocemente, ma altrettanto velocemente si sciolgono alle prime schermaglie.
Pare che tutti siano rilassati, appagati, in una sorta di trance da predestinazione.
Tuttavia questo cammino virtuale ad un certo punto mi ha causato il solito mal di pancia che arriva puntuale quando la sento parlare della questione del commercio fisso e dei negozi di vicinato. Qualche mese fa durante un incontro tra categorie lei ha detto a una mia collega di non sapere neppure cosa significhi fare demagogia, ma mi pare che successivamente questa affermazione sia stata puntualmente smentita dalle sue dichiarazioni spontanee. (Mi riferisco al contenuto dell'intervista col buon Mario Diani di Radio Voghera in occasione della fiera di Casteggio, ma anche in circostanze successive diverse in cui i commercianti vengono dipinti come causa di freno allo sviluppo necessario alle esigenze dei più bisognosi). Fino a qualche giorno fa mi ero imposto il silenzio, adesso basta.
Ho cercato prima con Ascom, (ho dato le dimissioni) come con Tra.Co.Di.Ca (siamo rimasti 3 gatti e mezzo) e in futuro continuerò col mio impegno in Identità Oltrepò di mettere in chiaro alcune cose: come dice lei , Casteggio lavora per l'Oltrepò ma è vero anche il contrario. Troppe volte ho sentito che i commercianti devono capire, devono essere più sensibili e non pensare solo al proprio cassetto, ma questo non lo posso più accettare.
Il mio discorso e quello di qualcun altro che si è perso un pò per strada era più generale, non ho mai parlato nè agito solo con l'ottica limitata del commerciante che non vede oltre il proprio zerbino, ma per il mantenimento delle tradizioni e del patrimonio di Casteggio e degli altri centri otrepadani.
Quando l'argomento era ancora bollente ho dato segno di collaborazione senza esasperare i toni, sono rimasto contrario al clima da volantini anonimi e ostracismo per luminarie di Natale. Poi mi sono reso conto che il tergiversare delle categorie e la poca voce di chi ha a cuore queste cose non ha dato che il risultato di porgere l'altra guancia. Ora deve rimanere lecita la preoccupazione per il futuro, il resto sono chiacchiere di circostanza e a volte nemmeno tanto convinte.
Se siete davvero persuaso che sia utile aprire grandi distribuzioni camuffate per andare incontro alle esigenze di più poveri e per dare maggior impulso al lavoro locale non mi troverete mai d'accordo e i dati mi danno ragione. Sono gli sprechi e i previlegi vergognosi che tolgono risorse al lavoro, sono gli studi di settore pilotati su chi già paga le tasse e si vede la concorrenza spietata e sleale di mercati alternativi.
Adeguare i ricavi al sacrificio e alle preoccupazioni è diventato impossibile, ma è bene tenere duro. Io credo ancora che ne valga la pena, vorrei continuare a lavorare per me e per il mio territorio.
Con la mentalità giusta si può mantenere incontaminato il nostro territorio che ha ingolosito troppa gente e non accetto che faccia parte di spartizioni politiche a tavolino.
Per questo è utile che ci si muova convinti insieme.

Cordiali saluti, Claudio Bianchi
 



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